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sulla scia dell'opera leopardiana, tratterò tutto ciò che mi passerà per la testa:politica, musica, cinema,ecc. tutto in completa libertà



P. Giordano - La solitudine dei numeri primi

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella saquenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come delle perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava sopratutto di sera, nell'intreccio caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra loro c'è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pasienza di andare avanti e contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per toccarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto. Quando immaginava di dirle queste cose, il sottile strato di sudore sulle mani evaporava del tutto e per dieci minuti buoni non era più in grado di toccare nessun oggetto.

Mi sono divorato questo libro in veramente pochissimo tempo, spinto com'ero dalla curiosità di sapere come sarebbe andata a finire la storia di questi due ragazzi che mi avevano davvero colpito. Il libro è veramente ben scritto e racconta molto bene le vite di due personaggi così simili a noi da potersi identificare in loro, ma così diversi da non capire spesso e volentieri il perchè delle loro azioni e scelte. Questo senso di vicinanza/lontananza mi ha fatto affezionare a questi personaggi come avevo fatto con pochi finora tanto che mi arrabbio ancora con loro per certe decisioni incomprensibili, per la loro mancanza di forza in certe situazioni, perchè purtroppo io non potevo aiutarli. Sicuramente entrambi avrebbero avuto bisogno di aiuto, magari se lo sarebbero potuto dare a vicenda ma la loro vicinanza/lontananza, come per i numeri primi gemelli, glielo ha impedito. Peccato, mi è dispiaciuto; comunque sarà per un'altra storia. Voto: 8,5

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posted by Ajeje87 @ 10:31,

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